Gesù

Venite a veder un uomo
che mi ha detto tutto quello che ho fatto.
Che sia forse il Messia?
(Giovanni 4, 29)

Si chiamava Gesù – 1967

Il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Questo è stato Gesù secondo De André. “Gesù rimane un esempio da imitare – dirà in una delle ultime interviste, al Secolo XIX, il 3 novembre 1997 – Ama il prossimo tuo come te stesso è un principio bellissimo.” FDA non professa la divinità del Cristo, ma nei gesti e nelle parole dell’uomo raccontato dagli evangelisti non può non vedere la traccia di qualcosa che va oltre una logica meramente umana: “inumano”, dice, a proposito del perdono pronunciato da Gesù nei confronti di chi l’ha messo in croce, e un altro avrebbe potuto dire “divino” o “soprannaturale”. “Uomo inumano”, non disumano né sovrumano.

Con La Buona Novella l’esplorazione dell’uomo chiamato Dio, il “processo a Gesù” diventa l’oggetto di un intero disco, ispirato programmaticamente ai vangeli apocrifi in contrapposizione ai vangeli canonici. La chiave di lettura dell’opera è la disillusione di un “cercatore di Dio” che Dio non l’ha trovato, e che dunque registra, soggettivamente, il fallimento della religione totalizzante che pretende di dare risposta a ogni umano interrogativo. Resta a consolare quell’amore dell’ultimo verso del Testamento di Tito. Unico comandamento: ama il prossimo tuo, che comandamento non è. Curiosa conclusione, a dire il vero, visto che nella Lettera ai Romani San Paolo precisa:

“Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti il precetto: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore” (13, 8-10)

È dunque proprio il comandamento per eccellenza, è la condizione per essere cristiani; provarci è necessario per poter dire di seguire quel profeta inchiodato alla croce. Certo, amare il prossimo senza il salvagente dell’amore di Dio, o meglio senza la fede in un Dio che già ha tracciato la strada con l’irruzione – nella carne della storia – del corpo parlante e amante del Cristo, può essere velleitario, frustrante, può apparire perfino insensato. E allora quella che l’artista rappresenta come contraddizione, alla fine potrebbe non esserlo, e la disillusione diventerebbe liberazione.

“Non posso pensarti figlio di Dio,
ma figlio dell’uomo, fratello anche mio”


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