Lindbergh

In questo clima restano attivi soltanto i più elementari e sordidi appetiti e si fanno strada nel mare d’imbecillità che ci sta invadendo senza rimedio.

Ma se mi soffermo a considerare più attentamente queste ricorrenti cadute, questi mancati appuntamenti che continuo a dare al destino con la stessa ripetuta goffagine, mi rendo conto che, al mio fianco, è andata scorrendo un’altra vita. Una vita che è trascorsa al mio fianco senza che io lo sapessi. È lì, continua ad essere lì: è la somma di tutti i momenti in cui ho rifiutato quella svolta del cammino, in cui ho eliminato quell’altra possibile via d’uscita, e così si è andata formando la cieca corrente di un altro destino che avrebbe potuto essere il mio e che, in un certo modo, continua ad esserlo laggiù, su quell’altra sponda su cui non sono mai stato e che corre parallela al mio itinerario quotidiano. Mi è estranea e, ciononostante, attira a sé tutti i sogni, le fantasie, i progetti, le decisioni che fanno parte di me quanto questa inquietudine presente e che avrebbero potuto dare forma alla materia di una storia che ora trascorre nel limbo del contingente. Una storia uguale forse a questa che mi riguarda, ma ricca di tutto ciò che qui non è stato, ma che là continua ad essere, prendendo forma, scorrendo al mio fianco come un sangue spettrale che mi nomina, e, allo stesso tempo, non sa nulla di me. Voglio dire, una storia uguale, in quanto io ne sarei sempre stato il protagonista e l’avrei colorata della mia solita e ottusa inquietudine, ma completamente diversa nei suoi episodi e nei suoi personaggi. Penso anche che allo scoccare dell’ultima ora sarà quell’altra vita a scorrere davanti agli occhi con il dolore di qualcosa che si è perso e sprecato del tutto e non questa, quella reale e compiuta, la cui materia non credo meriti questo sguardo, quest’ultimo esame conciliatorio, perché non ne vale la pena, né voglio che sia questa la visione che consolerà il mio ultimo istante. O il primo? Questa è una domanda su cui meditare in un’altra occasione.

8 1-2

L’enorme e scura farfalla che colpisce con le sue ali vellutate lo schermo di vetro della lampada comincia a paralizzare la mia attenzione e a mantenermi in uno stato di panico improvviso, insopportabile, eccessivo. Spero, inzuppato di sudore, che desista dal suo volteggiare attorno alla luce e che fugga verso la notte da dove è venuta e alla quale così profondamente appartiene.

Alvaro Mutis, “La neve dell’ammiraglio”

~ di toninomorena su 14 giugno 2015.

Una Risposta to “Lindbergh”

  1. Buongiorno Tonino,
    Le scrivo da una società di produzione cinematografica. Vorremmo parlarle di una nostra piccola produzione. Riguarderebbe il possibile utilizzo di un’immagine scattata da Lei nel nostro film. La autorizzo ad utilizzare l’indirizzo email fornito per contattarmi.

    Aspetto un Suo gentile riscontro.
    Grazie mille

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