Non si può partire

Non si può partire.

– Riprendiamo questi sentieri, carico del mio vizio, il vizio che ha diramato al mio fianco radici di sofferenza, fin dall’età della ragione. – che sale al cielo, batte, travolge, trascina.

L’estrema innocenza e l’estrema timidezza. È detto. Non recare al mondo i miei disgusti e i miei tradimenti.

Andiamo! La marcia, il fardello, il deserto, il tedio e la collera.

A chi darmi in affitto? Che animale adorare? Quale santa immagine aggredire? Quali cuori dovrò spezzare? Che menzogna enunciare? – In che sangue avanzare?

Se mai, diffidare della giustizia. – Vita dura, abbrutimento semplice, – sollevare, col pugno inaridito, il coperchio della bara, sedersi, asfissiarsi. Così niente vecchiaia, niente pericoli: il terrore non è francese.

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– Ah! Sono così derelitto che offro a una qualsiasi divina immagine qualche slancio verso la perfezione.

Oh mia abnegazione, oh mia carità meravigliosa! Quaggiù, eppure!

De profundis Domine, come sono stupido!

Arthur Rimbaud, “Una stagione in inferno”

~ di toninomorena su 22 aprile 2015.

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