Ed avevamo gli occhi troppo belli

“C’era un re

che aveva

due castelli,

uno d’argento,

uno d’oro,

ma per lui

non il cuore

di un amico

mai un amore

né felicità.

Un castello

lo donò

e cento e cento

amici trovò.

L’altro poi

gli portò

mille amori,

ma non trovò

la felicità.

Non cercare

la felicità

in tutti quelli a cui tu

hai donato

per avere

un compenso,

ma solo in te,

nel tuo cuore,

se tu avrai donato

solo per pietà

per pietà

per pietà.”

Fabrizio De André

Corale (Leggenda del re infelice)

~ di toninomorena su 13 ottobre 2014.

12 Risposte to “Ed avevamo gli occhi troppo belli”

  1. Faber…

  2. imbattibile Faber!
    Indimenticabile.
    Insuperabile!

    • Lo ascolto da anni eppure è ancora capace di sorprendermi ed emozionarmi come fosse la prima volta..

      • come l’amore…

      • Dici? Io non lo so. Se qualcuno mi sapesse più o meno spiegare cos’è ‘st’amore sarebbe già un grosso passo avanti…

      • non si può spiegare. O sai cos’è… o niente.
        Io lo so.
        ma non vorrei influenzarti.

      • Ma guarda, l’unico rischio che correrei ad essere influenzato in questo senso sarebbe quello di diventare un po’ meno disilluso e la cosa non mi dispiacerebbe.. Purtroppo non sono in grado di capire chi mi dice “o lo senti, o niente”, perché le mie – forse poche – ma intense esperienze mi hanno suggerito che si può sempre descrivere ciò che si prova o si sta vivendo: una forte attrazione, un ingorgo della mente, un momento di fragilità. Forse finiamo per chiamare “amore” certe cose a cui non sappiamo ancora dare un vero nome. Probabilmente perché ancora non abbiamo capito cosa siano, o non siamo ancora pronti ad essere così onesti con noi stessi da poterle accettare per come sono… (Ma non voglio influenzarti)

      • questarisposta merita un commento più lungo.
        ‘spetta che mi organizzo…

      • Vedi, caro, io non so dirti cosa sia l’amore, in generale. Posso dirti come la vedo io. Cosa intendo io per amore. Innanzi tutto è ovviamente, essendo un sentimento, qualcosa che si prova.
        Ben diverso dall’innamoramento, dalla passione, dall’ingorgo della mente o da un nostro momento di fragilità.
        È un sentimento totalizzante. Qualcuno di molto illustre diceva che Heros, il Dio, s’impadronisce della persona che ama, non dell’amato. La persona che ama è intrisa di un qualcosa di così forte, così coinvolgente, scaturito ovviamente dall’amato e non da sue fragilità.
        Non dico che certe nostre debolezze non ci guidino a scegliere l’amato. Ma c’è poi la consapevolezza che ci aiuta a discernere.
        Se una persona è tale da meritare la nostra stima incondizionata, da suscitare la nostra ammirazione, da stupirci ed entusiasmarci con ogni sua azione o pensiero, se non riusciamo che a condividere ogni sua posizione, oltre che rallegrarci della sua straordinaria essenza, se riusciamo ad accettare i difetti, sempre che li si trovi, senza cercare di cambiare nulla, a meno che l’amato non ci chieda di aiutarlo in questo compito… se desideriamo ogni bene per lui, prescindendo da noi, a volte anche contro il nostro interesse spicciolo, se il pensiero di lui (e scusa se parlo sempre al maschile, ma sto parlando per me) ci è di guida e ci illumina come la lucerna di un buon maestro, e se, poi, non cambieremmo niente né del suo animo, nè del suo corpo e proveremmo un incondizionato desiderio a migliorare, a crescere, a superarci, aiutati da quella lucina…
        E ci sarebbe altro ma me so’ stufata,
        beh… allora questo è amore!

      • La tua è una bellissima descrizione, anche troppo limpida e felice per suggerire che tu, questo amore di cui parli, lo abbia trovato, o, anche se lo avessi trovato, lo possieda davvero… Eppure vedi, di teorie simili ne ho lette e apprezzate molte: di Socrate che diceva che Amore è figlio di Povertà e Ingegno, di Dante, di Dostoevskij e di Flaubert. La mia stessa ricerca in tal senso mi ha portato a volte a pensare che amore sia semplicità, o sia conforto o alcune delle cose che tu stessa elencavi. Eppure ad oggi la teoria che mi convince di più è quella che l’amore sia una specie di droga che la natura somministra agli uomini per indurli a fare ciò che essa vuole, e cioè farli riprodurre per il bene, non dell’individuo, ma della specie.. Un modo “culturalmente” più evoluto per farci fare sesso e farci accudire i cuccioli, insomma!
        Perdona il mio “cinismo”, le tue parole sono bellissime e mi affascinano come mi affascinano alcune cose che ho letto dal tuo blog e l’arte in generale. Ma dell’arte non mi fido. Mi faccio emozionare, ma non mi fido (“i poeti, che strane creature! Ogni volta che parlano è una truffa”). Ecco forse, nel terzo millennio, l’amore è quella cosa che serve a tenere in vita l’industria del cinema, della musica e dei libri…
        … E non ti scocciare “subito” di parlare d’amore: sei una “Poetella”!!! ;P

      • Non mi scoccio, tranquillo…

      • 😛
        E neanche di parlare con te.
        Io l’amore l’ho trovato/provato.
        Anche se l’amato ormai è lontano irreparabilmente.
        Ma questo non mi farà certo smettere di amare. Ferocemente.
        (Troppo ardito il termine?)
        Certo… amore difesa della natura per salvare la specie ma… benedetto!

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