Rocky’s revival

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Bene! Ho una montagna di piatti da lavare in cucina e non poco studio da recuperare, ma voglio comunque dedicare una mezz’ora a questo angusto spazio; anche perché temo che nei prossimi tempi dovrò abbandonarlo a se stesso (sempre che questo non gli faccia piacere!) per immergermi in una nuova e sempre più ansiogena sessione di esami. Il freddo bestiale mi ha trattenuto in casa di sabato sera in compagnia del mio barattolo “ripieno” di lucette natalizie e delle canzoni dei Beatles. Anzi, sapete che c’è? Come nei laboratori di scrittura del liceo, o come negli studi degli scrittori più solitari, proverò ad inventare per voi una storia – o qualsiasi cosa esca dal mio pugno – in estemporanea, semplicemente traendo ispirazione da ciò che mi circonda.

Ma sì dai! Sicuramente servirà anche un po’ a svecchiare le sembianze di questo blog (e quindi le mie): pare che ne venga fuori l’immagine di un cinquantenne ahimé!

Buona lettura e fatemi sapere se vi fa cagare.

Se dio esistesse, sarebbe come la geometria.

Cioè?” – mi chiede Daniel sparando la cicca nella cunetta con un gesto repentino delle dita.

Cioè astratto, vero e soprattutto indifferente. Che cazzo vuoi che se ne freghi un triangolo rettangolo di farci sapere che la radice della somma dei quadrati e blablabla ci dà l’ipotenusa?

Un cazzo. Ma questo che c’entra?

Come che c’entra? Se definisci dio come la verità, il senso di tutto, beh questo oltre ad essere un concetto astratto, cioè che possiamo verificare solo nel nostro livello cosciente – come per un matematico il suo problema di geometria – sarà anche indifferente, cioè non avrà modo, e figuriamoci interesse, di dimostrarsi a noi.

Stai dicendo che dio al massimo può esistere nella nostra mente? E che quindi tutte le religioni non sono altro che il tentativo dell’uomo di imporre la propria verità?

Bravo! Sono i trenta secondi di astinenza dalla nicotina che ti rendono così sveglio?” Gli chiedo.

Vaffanculo stronzo. Piuttosto alza le chiappe e vediamo di scaldarci un po’ le gambe camminando!

Accetto di buon grado l’idea di Daniel di riprendere a passeggiare. Ci stavamo gelando su quella panchina e le due lucciole sull’altra sponda della strada cominciavano a guardarci in cagnesco.

E quale sarebbe la tua verità?” – mi domanda Dan, non senza un minimo di sarcasmo.

La sai qual è. Non devo stare qui a ripeterti che credo solo nella materia, nel nulla con le sue forme.

Bene! E stasera hai voglia di spaccarmi le palle con queste banalità…

Ok Dan, non t’incazzare.

Stasera mi sento fragile, con un niente sono andato giù. La spensieratezza estiva ha definitivamente lasciato il posto al tepore delle lucette natalizie.

Dimmi almeno come si chiama, no?” – mi dice di netto, voltandosi per cogliere il mio sguardo.

Come si chiama chi?” – replico io sorpreso.

Questa.

Ma questa chi?

Questa che sta distruggendo il tuo cinismo di merda!” – ribatte lui fermando per un attimo il passo.

Ti stai facendo un film. Non c’è nessuna lei, se non le solite tipe che già sai.

Seh vabbè, vai a dormire va’! E quando hai deciso di parlare me lo fai sapere…

Tanto lo sapevo che mi avrebbe sgamato. Anzi, forse è proprio quello che stavo aspettando. ‘Che poi in fondo che male c’è? Forse la verità assoluta è meglio lasciarla ai fogli a quadretti e alla fantasia degli infelici. Perché alla fine la faccia e il culo non sono proprio la stessa cosa, nonostante mi piaccia andare a predicare in giro il contrario con l’aria cadaverica da intellettuale. Le linee rette è meglio lasciarle alla geometria, per ritornare a ridere di gusto, ad arrossire per un’attenzione inaspettata, ad innamorarsi subito. Come quando mia mamma, sorridente come mai, nei pomeriggi estivi mi portava per la mano a passeggiare per le strade di campagna. Ed io, alto quanto un cespuglio, con i sandali ritagliati dalle scarpe invernali, mi guardavo tutt’intorno con gli occhioni sbarrati e luccicanti.

‘Che in fondo sono le cose più semplici e ingenue, le facciate che crollano, le speranze che fanno restare svegli, a far strada dentro il cuore degli altri.

Buonanotte Dan! Prima o poi dovrai ricompensarmi per tutte le sigarette che dimentichi di fumarti mentre ti infliggo le mie chiacchiere pallose.

E cosa vorresti in cambio, brutto stronzo?” – mi chiede lui ed è già di spalle.

Stivali spagnoli, di cuoio spagnolo…” – gli rispondo ridendo.

~ di toninomorena su 30 novembre 2013.

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