Il forno di Akhnai

Tramonto-a-Gerusalemme_o_gdo

Sono sempre stato convinto del fatto che uno degli elementi indispensabili per ottenere il consenso delle masse sia la mediocrità. È  una vera e propria proporzione matematica: più compromessi con la qualità uguale più consenso, approvazione, successo, idolatria. Sarà pure una visione disillusa, un po’ andreottiana, dell’umanità, ma trovo che possa spiegare molti fenomeni della storia di oggi e non solo. Uno fra questi è la religione cristiana, una vera è propria multinazionale dello spirito, che con pochi, semplici precetti “usa e getta” da applicare non necessariamente con eccessiva severità, alimenta uno dei più grandi imperi mai esistiti sulla Terra. Da sempre in conflitto col suo passato millenario, plasmato inesorabilmente dalla crisi dell’impero romano e, quindi, da un Medioevo che non riesce a scrollarsi del tutto di dosso, la Chiesa funziona oggi secondo le più rigide leggi del capitalismo: la fede è un prodotto e in quanto tale va venduto tenendo testa e magari sbaragliando la concorrenza. L’ultima trovata pubblicitaria è questo Papa, che con una faccia ancora più da paraculo di quella di Wojtyła, dispensa banalità quotidiane, aria fritta abboccata con estasi da milioni di persone. Fatto sta che il mondo va a rotoli, dell’Italia non parliamo proprio, e con quel vecchio cicciottello le gerarchie vaticane hanno fatto un’ottima scelta di marketing. Io, alla faccia di tutto questo e come prova della mia personalissima teoria, vi propongo, da ateo convinto (e non c’è quasi bisogno che lo precisi) una storia, una leggenda potremmo dire, della tradizione dell’ebraismo, forse la meno diffusa delle religioni maggiori, ma anche una delle più alte e al tempo stesso profonde espressioni della misticità dell’uomo. L’ho ascoltata per caso un po’ di tempo fa e adesso provo a trascriverla per voi.

Un giorno i Saggi del tempio si erano adunati per dibattere sulla purezza di un manufatto. Il manufatto in questione era un forno, un grosso forno costruito in pietre e sabbia. Uno dei Saggi disse: “Abbiamo imparato altrove come si fabbrica un forno: esso non va tagliato in piastrelle separate e la sabbia non va apposta fra una piastrella e l’altra; esso non va rivestito di malta”. Così, tutti i Saggi, d’accordo con lui, dichiararono il forno impuro. Soltanto il Rabbino Eliezer dichiarò il forno puro: “Questo fu il forno di Akhnai.” disse, e con tutte le parole del mondo provò a convincere della sua idea i Saggi che lo ascoltavano. Ribattè il Rabbino Judah in nome di Samuele: “E cosa tu, Rabbino Eliezer, vorresti dimostrare con ciò? I saggi hanno compreso le tue parole, ma sono convinti che questo forno sia immondo.”

Ma il Rabbino Eliezer, senza vacillare minimamente, continuò a sostenere che ciò che egli dichiarava fosse la verità e, a testimonianza di questa verità, cominciò a fare miracoli. Egli disse: “Se l’Halakhah, la legge di Dio, è d’accordo con me, ed è vero ciò che io dico, ossia che il forno è puro, che l’albero di carrubo si sposti immediatamente.” Le radici emersero d’un colpo dalla terra e l’albero di carrubo si spostò.

“Nessuna prova può essere portata da un carrubo” replicarono i Saggi.

Allora Eliezer ancora una volta disse: Se l’Halakhah concorda con ciò che io dico, lasciate che sia il flusso d’acqua a dimostrarlo”. E all’improvviso il fiume cominciò a scorrere all’indietro.

Ma i Saggi: “Nessuna prova può essere portata da una corrente d’acqua.”

Un’altra volta egli esortò: “Se l’Halakhah è d’accordo con me, lasciate che le pareti del tempio lo dimostrino”.  Così queste cominciarono a inclinarsi, ma il Rabbino Joshua esclamò loro: “Cosa avete voi da interferire quando i Saggi del tempio discutono sulla legge di Dio?” Così queste si fermarono e non caddero, in onore del Rabbino Joshua, né ripresero la posizione verticale, in onore del Rabbino Eliezer. Ma quest’ultimo ancora una volta, ad alta voce, disse: “In nome dell’Halakhah, se questo forno è puro, che una voce dal cielo incalzi la diffidenza degli altri Rabbini.” Al che una voce celeste gridò: “Perché voi continuate questa disputa col Rabbino Eliezer, dal momento che tutte le questioni dell’Halakhah sono d’accordo con lui?”.

Ma anche di fronte alla voce celeste il Rabbino Josue si alzò ed esclamò in nome di tutti i Saggi: “Vorresti tu, Rabbino Eliezer, credere che tutto questo sia sufficiente a convincerci?”

E così i Saggi del tempio dimostrarono che non l’extraordinarietà, ma la condivisione e il dibattito fanno di un’opinione una scelta giusta e che la convinzione e la persuasione non si risolvono con un gesto eclatante, ma col percorso.

Ma questa storia non finisce qui, perché il popolo ebraico non può fare a meno di chiedersi: “Ma Dio come l’ha presa?”

E arriva il profeta Isaia a rispondergli, dicendo che Dio, quando ha visto tutto questo, ha sorriso ed ha esclamato: “I miei figli… I miei figli mi hanno battuto.”

~ di toninomorena su 31 luglio 2013.

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