30 anni dal nulla

2914 morti, 684 comuni interessati. Per l’Irpinia e la Campania è stato l’evento più significativo del XX secolo, l’evento che ancora oggi, a 30 anni di distanza, sembra non essere stato dimenticato a sufficienza.

Prima pagina di Repubblica del 24 novembre 1980
Prima pagina di Repubblica del 24 novembre 1980

Perché chi vive ancora in prefabbricati di legno e lamiera, o ci ha vissuto fino a poco tempo fa, non può dimenticarli così facilmente quei 90 interminabili secondi. Perché a causa di quei 90 interminabili secondi l’Irpinia è la terra più povera della regione più bella e dannata del Meridione d’Italia. Perché oggi, 23 novembre 2010, a Romagnano al Monte vecchia, in provincia di Salerno, puoi fare un passo indietro di 30 anni vedendo un contatore a penzoloni davanti a un palazzo che cade a pezzi.  Qui la costruzione è terminata 10 anni fa, ma la sede del Comune è ancora nei prefabbricati e, se serve il pane, occorre andare a Buccino, a 10 minuti di macchina. A Salvitelle, sempre in provincia di Salerno, lo scorso agosto sono state inaugurate 15 nuove costruzioni destinate agli eredi dei terremotati. Sono già comparsi i primi cartelli con la scritta “vendesi”. Pochi negozi, una farmacia, una scuola elementare costituita da un’unica classe: 14 ragazzini dai 6 ai 12 anni studiano insieme. Ora, fatta Salvitelle, si dovrà pensare ai salvitellesi.

Temo che a 30 anni di distanza, oggi più di quel giorno, si senta la necessità di portare le mani alla fronte e sforzarsi a pensare un futuro migliore per questa terra. Perché 30 anni fa non c’erano più le case, ma c’erano uomini forti a ricostruirle con il proprio sudore. Oggi forse c’è qualche casa, ma non c’è più il coraggio e il sudore della gente.

Mi chiedo come sia possibile che Taurasi, che il terremoto dell’’80 l’ha vissuto eccome, non abbia dedicato mezz’ora di riflessione a questa ricorrenza così importante. Sono cresciuto in una famiglia che il sisma ha avuto il coraggio di affrontarlo a petto nudo, rimanendo a Taurasi e costruendosi la propria cultura sulle proprie radici. Tanti miei coetanei hanno vissuto la mia stessa situazione. Con tanti sacrifici i nostri genitori ci hanno permesso di formarci in un luogo sano, senza privazioni, senza vivere ogni giorno la paura di non riuscire a sopravvivere in una terra povera come l’Irpinia. Anche se a Taurasi nessuno sembra si sia accorto di ciò, spero che, in questa data così tristemente densa di ricordi, nei paesi vicini qualcuno si sia attivato per ricordare ai giovani chi siamo e chi siamo stati negli ultimi 30 anni.

Siamo il frutto della ricostruzione e ne siamo assolutamente fieri. Grazie a chi ci ha dato la possibilità di ascoltare i profumi delle nocciole avellane e del vino di Taurasi. Grazie a chi ci ha insegnato che cos’è lo “stringitùro”, e a chi con un’ApeCar sveglia il paese dando annunci in un irresistibile italiano maccheronico.

Grazie, perché è un’emozione unica passeggiare in autunno per i vicoli del proprio paese e fermarsi ad ammirare al tramonto i profili delle colline irpine, colorate, profumate, rilassate, svegliate, colpite, abbattute, riscoperte, incoraggiate, derubate, sopravvissute, ricostruite, rinate, assopite, meravigliose.

~ di toninomorena su 23 novembre 2010.

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