Un occhio bionico può donare la vista

Non si allertino i cinefili, che da questo titolo potrebbero aspettarsi un articolo su “Blade Runner” di Ridley Scott o su “Fino alla fine del mondo” di Wim Wenders, perché non stiamo parlando affatto di cinema né tantomeno di fantascienza.

Poche sere fa un cinquantunenne di Stretford, periferia sud di Manchester, si è infilato un paio di occhiali e per la prima volta da quando era studente ha visto la porta di casa di cui conosce al tatto ogni venatura.

Peter Lane

Peter Lane

L’uomo, Peter Lane, non vedente a causa della retinite pigmentosa, una malattia genetica degenerativa di cui soffrono oltre venticinquemila inglesi, si è sottoposto ad un intervento chirurgico durante il quale gli è stato impiantato uno speciale ricevitore nella retina che gli permette di distinguere i contorni delle porte e del mobilio e di leggere brevi parole grazie a una telecamera montata su un paio di occhiali che registra per lui tutto ciò che è davanti ai suoi occhi. La videocamera cattura le immagini e le invia a un processore video che il signor Lane porta alla cintura. A sua volta, il processore converte le immagini in segnali elettronici che manda a un trasmettitore anch’esso posto sugli occhiali. Da qui parte un segnale wireless che raggiunge un ricevitore impiantato nella retina, il quale attraverso degli elettrodi stimola il nervo ottico e consente al cervello di ricevere le immagini.

Manchester Royal Eye Hospital
Manchester Royal Eye Hospital

“Le immagini si muovono e dovrò abituarmi, ma posso distinguere le automobili, sembrano matasse di cotone” dice Peter Lane alla conferenza stampa improvvisata al Manchester Royal Eye Hospital, dove è stato operato tre mesi fa dopo un anno di attesa. È uno dei primi fortunati a riemergere dalla cecità grazie all’apparecchio elettronico realizzato dalla compagnia americana Second Sight. Il risultato non è miracoloso come nel Vangelo di Matteo, ma Peter non se l’aspettava neppure: “Risconoscere le lettere mi sembra incredibile. Per ora riesco a sillabare solo parole brevi come dad (papà), cat (gatto), mad (pazzo), ma i dottori mi mettono alla prova con caratteri sempre più piccoli. […] In casa posso muovermi a tentoni perché conosco l’ambiente. Fuori però gli occhiali mi danno confidenza, mi sento indipendente”. Quando lascerà definitivamente l’ospedale si porterà a casa uno schermo speciale per fare gli esercizi: “Mi piacerebbe arrivare a leggere da solo quel che la gente mi scrive”. “Ero molto scettico, quello che hanno fatto questi dottori è grandioso” ammette al Daily Express il fratello John che lo accompagna nella riscoperta del mondo.

I medici registrano ogni giorno i progressi di Peter che partecipa a un programma sperimentale insieme ad altri 32 non vedenti di tutto il mondo. “I pazienti migliorano più rapidamente di quanto credessimo” – afferma Paolo Stanga, oftalmologo del Manchester Royal Eye Hospital – “Uno di loro è riuscito ad ammirare i fuochi d’artificio il 5 novembre”.

Schema di funzionamento dell'occhio bionico

Schema di funzionamento dell'occhio bionico - da http://www.scienze.tv

Non è da escludere che l’ottimismo sia eccessivo e prematuro, come lascia intendere la portavoce del Moorfields Eye Hospital di Londra, dove ad aprile un pensionato di 73 anni si è sottoposto al medesimo intervento: “È troppo presto per fare conferenze stampa, noi parleremo il prossimo anno”. Resta tuttavia doveroso lasciar spazio all’entusiasmo per una simile innovazione biomedica. Magari è solo un primo piccolo passo di un lunghissimo cammino, ma resta pur tuttavia una scoperta dall’immenso valore umano e sociale, che potrebbe portare la scienza a pronunciare un nuovo e più significativo “fiat lux” e dare a milioni di non vedenti la possibilità di godere appieno della splendida luce che colora il nostro pianeta.

Fonti:

www.ansa.it

www.corriere.it

www.lastampa.it

www.wikipedia.org

www.scienze.tv

~ di toninomorena su 2 dicembre 2009.

Una Risposta to “Un occhio bionico può donare la vista”

  1. E’ qualcosa di eccezionale… però riguardo l’introduzione…io mi soffermerei lo stesso su film ” premonitori” come quello di Wenders… dopotutto di quello mi occupo! Una discussione trasversale sulle ricerche scientifiche utilizzate e “manipolate” da una troupe cinematografica potrebbe essere interessante. Comunque, la scienza arriva al punto di fare miracoli. Speriamo, solo quelli e non altre tragedie… Un saluto tonì… bacio

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