Impiantato negli USA il primo pacemaker WiFi

È successo all’Ospedale St. Francis, a Rosyln (New York), ad opera del professor Steven Greenberg, direttore del St. Francis Arrythmia and Pacemaker Center. Da tre settimane, la paziente sessantunenne newyorkese Carol Kasyjanski ha impiantato nel cuore un nuovo tipo di pacemaker che comunica con l’ospedale che l’ha in cura e che monitora la sua attività cardiaca.

Disegno schematico del funzionamento di un pacemaker

Disegno schematico del funzionamento di un pacemaker

La signora Kasyjanski conviveva da vent’anni con un pacemaker tradizionale, con il rischio di un eventuale malfunzionamento tecnico o di un nuovo problema cardiaco che si verificasse in assenza di qualcuno che potesse chiamare per lei i soccorsi. Ora, invece, in caso di problemi è il pacemaker stesso a contattare il medico curante e i soccorsi, e, anche in assenza di urgenze, ad agevolare il monitoraggio e la cura del cardiopatico. Infatti, prima che il paziente entri nello studio del medico, i suoi dati sono già in mano al cardiologo, che può così eseguire la visita con più calma e concentrandosi sull’interpretazione dei dati più che sul loro reperimento durante la visita stessa. Tra l’altro, consente anche di sapere quando la batteria dell’apparecchio sta per scaricarsi evitando visite di controllo con relativi test.

La tecnologia di per sé non è niente di nuovo: un pacemaker cui è stato aggiunto un trasmettitore radio, un pannello di controllo da tenere nella casa del cardiopatico e i server dell’ospedale curante. Il pacemaker comunica le informazioni al monitor in casa che a sua volta le invia al server. Le frequenze usate per la trasmissione dei preziosi dati sono diverse da quelle usate per il WiFi commerciale, anziché tra i 2,4 e i 5 GHz, il dispositivo comunica sui 400MHz. Il sistema, prodotto dalla St. Jude Medical Inc., ha ottenuto solo nel luglio scorso il disco verde della Food & Drug Administration, organismo preposto alla tutela della salute degli statunitensi, e si presume possa diventare un apparecchio biomedico di larga diffusione in un futuro prossimo, considerando che nel mondo più di 3 milioni di persone sono portatrici di pacemaker e 600mila ne vengono impiantati ogni anno. Non solo, secondo il professor Greenberg, l’attuale pacemaker è solo il primo stadio verso nuovi dispositivi sempre più intelligenti in grado di monitorare altri parametri vitali importanti, al di là del battito cardiaco: “Saremo presto in grado di monitorare la pressione sanguigna, di misurare la glicemia e altre dozzine di parametri fisiologici”.

 

Fonti:

www.ansa.it

www.corriere.it

www.cnrmedia.com

~ di toninomorena su 11 agosto 2009.

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