Ispirazione per me è indifferenza

•13 agosto 2017 • Lascia un commento

L’idea che ci facciamo d’ogni cosa

è cagione che tutto ci deluda.

È mal sognare il vero,

architettar l’ignoto.

Il male è nella nostra fantasia

che perfetto e mirabile si finge

ogni evento,

è nell’ansiosa attesa

del giorno beato,

del fortunato incontro

che poi ci disinganna.

Sospiravam la festa. Ecco è venuta.

Passan l’ore fugaci e malinconiche

come per il fanciullo

che niun vezzeggia ed è vestito a nuovo.

Il bene talvolta fa ressa,

di soffocarci minaccia.

Ma il male è continuo, stillante.

Il bene è l’infrazione, il male è norma

della nostra esistenza.

Vincenzo Cardarelli

Memento

Ecco tutto qui

•7 aprile 2017 • Lascia un commento

Ora, Clara lo sa che le folate notturne mi ricordano quei giorni. E mi ammira – o mi ammirava – tanto, che sorride e tace quando vede questo ricordo sorprendermi. Se gliene parlo e faccio parte, quasi mi salta al collo. È per questo che non sa che quella notte mi accorsi di detestarla. C’è qualcosa nei miei ricordi d’infanzia che non tollera la tenerezza carnale di una donna – sia pure Clara. In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l’incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito. Un ragazzo – ero io? – si fermava di notte sulla riva del mare – sotto la musica e le luci irreali dei caffè – e fiutava il vento – non quello marino consueto, ma un’improvvisa buffata di fiori arsi dal sole, esotici e palpabili. Quel ragazzo potrebbe esistere senza di me; di fatto, esistette senza di me, e non sapeva che la sua gioia sarebbe dopo tanti anni riaffiorata, incredibile, in un altro, in un uomo. Ma un uomo suppone una donna, la donna; un uomo conosce il corpo di una donna, un uomo deve stringere, carezzare, schiacciare una donna, una di quelle donne che hanno ballato, nere di sole, sotto i lampioni dei caffè davanti al mare. L’uomo e il ragazzo s’ignorano e si cercano, vivono insieme e non lo sanno, e ritrovandosi han bisogno di star soli. Clara, poveretta, mi volle bene quella notte come sempre. Forse me ne volle di più, perché anche lei ha le sue malizie. Noi giochiamo qualche volta a rialzare fra noi il mistero, a intuire che ciascuno è per l’altro un estraneo, e così sfuggire alla monotonia. Ma ormai io non potevo più perdonarle di essere una donna, una che trasforma il sapore remoto del vento in sapore di carne.

Cesare Pavese

Fine d’agosto

Some of these days

•14 gennaio 2017 • Lascia un commento

Questo momento è stato straordinario. Ero lì, immobile e gelato, immerso in un’estasi orribile. Ma nel seno stesso di quest’estasi era nato qualcosa di nuovo: comprendevo la Nausea, ora, la possedevo. A dire il vero, non mi formulavo la mia scoperta. Ma credo che ora mi sarebbe facile metterla in parole.

L’essenziale è la contingenza.

Voglio dire che, per definizione, l’esistenza non è la necessità.

Esistere è esser lì, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare, ma non li si può mai dedurre.

C’è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario a causa di sé. Orbene, non c’è alcun essere necessario che può spiegare l’esistenza: la contingenza non è una falsa sembianza, un’apparenza che si può dissipare; è l’assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità. Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare.

Jean-Paul Sartre

La nausea

Sei un idiota

•12 novembre 2016 • Lascia un commento

“Non credere di scappare, amico mio. Ora tocca a te.

Chi sei tu, veramente? Un umile figlio della terra, come ti ripeti davanti allo specchio?

Oh, no.

Anche tu sei uno dei malati: sei il sognatore, il folle in un mondo ancora più folle di lui, il nostro Don Chisciotte del Midwest, che vaga sotto il sole azzurro senza Sancho Panza.

Sei abbastanza intelligente, di certo più del nostro comune amico.

Ma in te c’è il segno dell’antica malattia.

Tu credi che ci sia qualcosa qui, che va trovato.

Nel mondo reale scopriresti subito la verità.

Anche tu sei votato al fallimento.

Ma anziché combattere il mondo, ti lasceresti masticare e sputare via, per ritrovarti in terra a chiederti cos’è andato storto.

Perché ti aspetti sempre che il mondo sia qualcosa che non è, qualcosa che non vuole essere.

[…]

Non riusciresti ad affrontarli, a combatterli: perché sei troppo debole, e troppo forte insieme.

E non hai un posto al mondo dove andare.”

John Williams

Stoner

When all the things you are

•25 settembre 2016 • Lascia un commento

“L’amore non può nascere che dall’oscuro desiderio che è in noi stessi di ripetere le sconfitte infantili. L’amore comincia quando ci accorgiamo di aver sbagliato ancora una volta.”

“Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi.”

“Voglio aggiungere che bisogna essergli [a Federico Fellini] grati di averci dato, con La dolce vita, una lezione di fede e di coerenza artistica. La morale del film è in fondo questa. E potrebbe essere riassunta con due versi di Cardarelli:

La speranza è nell’opera,

io sono un cinico che ha fede in quel che fa.”

Ennio Flaiano

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Itaca

•22 agosto 2016 • Lascia un commento

Se ti metti in viaggio per Itaca

augurati che sia lunga la via,

piena di conoscenze e d’avventure.

Non temere Lestrigoni e Ciclopi

o Posidone incollerito:

nulla di questo troverai per via

se tieni alto il pensiero, se un’emozione

eletta ti tocca l’anima e il corpo.

Non incontrerai Lestrigoni e Ciclopi,

e neppure il feroce Posidone,

se non li porti dentro, in cuore,

se non è il cuore a alzarteli davanti.

Augurati che sia lunga la via.

Che siano molte le mattine estive

in cui felice e con soddisfazione

entri in porti mai visti prima;

fa’ scalo negli empori dei Fenici

e acquista belle mercanzie,

coralli e madreperle, ebani e ambre,

e ogni sorta d’aromi voluttuosi,

quanti più aromi voluttuosi puoi;

e va’ in molte città d’Egitto,

a imparare, imparare dai sapienti.

Tienila sempre in mente, Itaca.

La tua meta è approdare là.

Ma non far fretta al tuo viaggio.

Meglio che duri molti anni;

e che ormai vecchio attracchi all’isola,

ricco di ciò che guadagnasti per la via,

senza aspettarti da Itaca ricchezze.

Itaca ti ha donato il bel viaggio.

Non saresti partito senza lei.

Nulla di più ha da darti.

E se la trovi povera, Itaca non ti ha illuso.

Sei diventato così esperto e saggio,

e avrai capito che vuol dire Itaca.

Costantino Kavafis,

Poesie 1905-1915

‘E quatto ‘a notte miezzo ‘o pane

•28 luglio 2016 • Lascia un commento

“[…] se sono nell’ardire

di attendere dinanzi a quel teatrino, no,

di puntarvi lo sguardo tanto appieno che per compenso

alfine al mio guardare deve accorrere un angelo,

far da burattinaio e sollevare in alto i manichini.

Angelo e marionetta: ora sì ch’è uno spettacolo.

Allora converge quanto separiamo sempre in due,

nel momento in cui siamo.

Allora dalle nostre stagioni il ciclo sorge della mutazione intera.

Sopra di noi gioca l’angelo.”

R. M. Rilke, Elegie Duinesi, IV